Omelie

«Epifania ovvero elogio di una stella». Omelia del padre abate generale Dom Diego Rosa per la professione solenne di Dom Placido nella Solennità dell’Epifania

EPIFANIA  2019 – Professione Solenne di dom Placido M. Imparato.

 

«Epifania ovvero elogio di una stella». Omelia del padre abate generale Dom Diego Rosa per la professione solenne di Dom Placido nella Solennità dell’Epifania

 

Per riflettere sull’Epifania forse bisognerebbe avere anche gli occhi abituati a guardare le stelle. In quei momenti, soprattutto in certe notti estive, ci si sente immersi in orizzonti senza confini ed evaporano tutte le nostre meschinità, tutte le nostre piccinerie. Ci farebbe bene essere della razza dei cercatori di stelle. Come i Magi, strani-stranieri, una sorta di astrologi, profumati di Oriente e di sapienza. Esploratori di infinito, assetati di luce, cercatori del re-Messia. Sono gemellati con i pastori. Se i pastori seguivano greggi di pecore, loro seguivano greggi di stelle che, proprio come le pecore in autunno, trasmigravano da un segno zodiacale all’altro per poi tornare regolarissime sul sentiero di sempre. Abitati dal desiderio ostinato di trovare un bambino e guidati da una stella che disegna una mappa in cielo, di una stella che si fa viaggio. Anche a te, carissimo don Placido, alcuni anni fa non è mancata una stella che dietro la regia misteriosa e talvolta anche fantasiosa di Dio, ti ha portato a San Miniato, rinunciando ad un progetto di vita che, per quanto bello e meritevole, aveva solo l’imprimatur del tuo io per accogliere invece il sogno  – monaco benedettino – che Dio ha avuto creandoti.

I Magi hanno soprattutto una domanda, una sola, intorno alla quale tutto ruota: “Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei?” (Mt 2,2).  Questa è stata anche la tua domanda, quella che ti ha abitato il cuore e ti ha orientato verso la tua abbazia.

Il bambino di Betlemme era l’ultimo rivale di Erode! Questi, un re crudele e sanguinario, accecato e centrifugato dal suo potere, sospettoso di ogni bisbiglio. Per questo  aveva fatto uccidere la moglie, tre figli e altri parenti. La pagina di Mt, scintillante di colori, si riempirà presto del sangue di una strage di bambini. Il bambino che giace nella mangiatoia non è proprietà di nessuno ma tutti hanno il diritto di incontrarsi con Lui. Il presepio non ha confini. Lui è venuto per tutti. Si lascia trovare da chi lo desidera e lo cerca. Dio è un desiderio. L’uomo, creato da Dio a sua immagine, ha una specie di  “difetto di fabbrica”: un vuoto incolmabile, un bisogno di un di più e di un oltre… Dio! Allora più che un “difetto di fabbrica” lo possiamo definire “marchio di produzione”.

Come riporta Mt con sottile ironia, Erode incoraggia con falsità lampante i Magi a cercare il bambino: “Quando lo avrete trovato, fatemelo sapere perché anch’io venga ad adorarlo” (Mt 2,8). Ma i Magi, tenaci e coraggiosi, dopo aver visto il bambino e sua madre là dove si era impigliata, palpitante, la loro stella e dopo il sogno di turno, sabotano il piano di Erode e imboccano un’altra strada. Ricalcolano il percorso di ritorno con un altro navigatore: cioè il loro cuore, che è cambiato dopo aver incontrato il bambino di Betlemme. Il “dove” di Dio è il cuore dell’uomo e il “dove” dell’uomo è il cuore  di Dio… che è il tuo “dove”, carissimo  D. Placido, il dove di ogni monaco.

Fai tuoi, don Placido, facciamo nostri i verbi che appartengono alla grammatica dei Magi: cercare, adorare, offrire. Sono anche i verbi della grammatica del monaco che segue la Regola di S. Benedetto.

Cercare. Si resta inguaribili cercatori di felicità finché non si è scoperto il tesoro vero, quello che non subisce impennate  né registra inflazioni. Ha un solo nome: Dio, del quale tu, don Placido hai fatto il tuo “tutto”, con una irreversibile centratura del tuo cuore su di Lui.

Adorare. La nostra sete di cielo viene appagata solo da una Persona: Gesù Cristo crocifisso e risorto. La fede è questione di ginocchia, non solo di testa cioè di studio, approdando spesso davanti a Dio in preghiera. Per te, monaco Placido è un programma che già vivi:  l’Opus Dei o Liturgia delle Ore permei e ritmi sempre la tua giornata.

Offrire. I Magi che hanno offerto oro, incenso mirra che disegnano l’identità del Salvatore, ci consegnano anche questo verbo con i suoi sinonimi buoni e felici: donare, regalare, condividere. Restare con le mani vuote, preferendo il Signore dei doni ai doni del Signore. Tu offri la fecondità della vita monastica che si disegna sull’obbedienza, la conversione del cuore e la stabilità.

In questa festa di stelle, tra pochi minuti,  d. Placido, come prevede il cerimoniale proposto dalla Regola benedettina,  canterai il “Suscipe” che è un po’ il “Credo” del monaco, come diceva il Card. Schuster.  “Accoglimi Signore…”Accoglimi però è una  traduzione un po’ debole anche se vera, perché il verbo latino suscipere è composto con la preposizione “sub”, sotto. Dunque, significa piuttosto sostienimi. Allora chiedi al Signore che non solo ti accolga a braccia aperte, ma che ponga la sua mano per sostenerti, rialzarti se cadrai, ri-orientarti quando forse ti sentirai smarrito.  Soprattutto non ti faccia mai  mancare la sua-tua stella- (“stella ista”!). Ti chiediamo di essere un testimone gioioso della tua scelta monastica, da vivere fideliter, fortiter, feliciter!

Dei Magi nel Vangelo non se ne parlerà più. Se ne vanno, come se ne vanno le feste di Natale, lasciandoci una nostalgia, lasciandoci – regalata – una stella in fondo al cuore.

 

La fotografia è di Mariangela Montanari                          

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