«"Fare della inabitazione il centro della vita". A scuola della beata Itala Mela, mistica e testimone della vita trinitaria». Omelia del padre abate Bernardo per la Solennità della Santissima Trinità

11 giugno 2017 – SS.Trinità

Dal libro dell’Èsodo
In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano.
Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà».
Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervìce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».

 

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi.
Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano.
La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

 

Omelia:

Fratelli e sorelle, anche noi siamo sul monte come Mosè sul Sinai, anche per noi oggi il Signore ha preparato un incontro, un incontro che ha una geografia tutta speciale, quella della nube, una geografia indefinita, dinamica, mossa, che corrisponde a quel mistero che oggi, come già detto, la Chiesa ci invita a contemplare in un modo singolarmente tematico, mostrando così, per un verso una occasione, ma anche un limite, un limite storico, perché se la Chiesa ha sentito il bisogno nel corso dei secoli di tematizzare una domenica -come ha fatto e dovuto fare per la domenica immediatamente successiva alla Pentecoste- questo ci mostra come sia stato necessario enfatizzare, almeno in una domenica, una esperienza, un dato, un contenuto, un mistero che in realtà inanima e sussiste ogni nostro istante, ogni nostra celebrazione, vorrei dire davvero tutta la struttura, non solo del creatore, ma anche della creazione, la nostra singolarità personale, tutto alla fine è davvero esperienza trinitaria.

Ma alle volte davvero le cose che hanno questa dimensione così sussistente, corrono il rischio di essere, per così dire, quasi date per scontate e allora, come succederà per la celebrazione che ci vedrà qui raccolti domenica prossima, ovvero il Corpus Domini, la celebrazione del corpo presente nella vita della Chiesa e nei nostri cuori attraverso l'Eucaristia, ecco che in una domenica noi portiamo alla luce un dato che non può essere, capite bene, celebrato soltanto oggi, perché di fatto la Trinità deve diventare celebrazione quotidiana del nostro vivere, perché noi alla fine siamo Trinità.

Questa espressione che naturalmente esige una comprensione non di tipo logico argomentativo, ma fondamentalmente mistico, trova oggi una sua particolare pertinenza perché voglio condividere con voi fratelli e sorelle, la gioia grazie alla quale la Chiesa saluta la presenza di una nuova Beata, una testimonianza di vita che la Chiesa ha riconosciuto esemplare, particolarmente feconda di santità, mi riferisco alla oblata benedettina Itala Mela, cioè a una donna che ha vissuto come voi nel mondo, ma nello stesso tempo, legandosi ad una esperienza di vita benedettina, nella fattispecie l'Abbazia di San Paolo fuori le mura, si è offerta in quell'altare perché la sua esistenza, pur restando segnata dalla secolarità, cioè dall'essere nel mondo, fosse però anche qualificata da una singolare affiliazione al mistero di Cristo al quale si è offerta sviluppando, per mistero, una particolare sensibilità trinitaria.

Grazie ad essa, Itala Mela, che è vissuta nella prima metà del '900 ha potuto scrivere:

“Fare della inabitazione il centro della vita. Lasciare che Dio ci invada e che col suo volere, col suo amore, sommerga il nostro e lo sostituisca. Quando vivremo completamente questo programma ci sarà nella nostra anima un incendio immenso e noi ci consumeremo nella sete della sua gloria, non ci sarà più in noi che un amore divorante per tutte le anime”.

Ecco, del grande patrimonio mistico e letterario di Itala Mela ho scelto questo breve paragrafo perché riassume molto bene il cuore, non solo della sua esperienza mistica, che può interessarvi fino a un certo punto, ma in realtà il cuore stesso di questa celebrazione, e soprattutto una possibile, non dirò spiegazione, ma quantomeno, come dire, motivazione della fortissima affermazione con cui vorrei restituirvi alle vostre case, alle vostre consuetudini, al mondo, alla vostra santa secolarità e cioè l'idea e l'intuizione per cui anche noi siamo Trinità.

Ecco noi possiamo pensarci Trinità perché Itala Mela oggi ci insegna una parola fondamentale della mistica trinitaria, inabitazione, questo vuol dire che la nostra epidermide è porosa all'azione dello Spirito Santo, noi non siamo un involucro impermeabile, come un certo individualismo elaborato dalle scienze dell'uomo della modernità lasciano intendere, lasciano pensare, soprattutto per autorizzare l'uomo a difendersi da altri uomini “homo homini lupus” l'uomo sia lupo per l'altro uomo, perché solo così afferma se stesso.

Allora la mistica trinitaria ci insegna che invece l'uomo è veramente uomo quando si arrende all'amore di Dio che lo visita, lo permea, si diceva prima appunto dell'azione dello Spirito Santo, e perché lo attraversa lo Spirito Santo? Perché l'uomo si scopra relazione dinamica, cioè dialogante, ma un dialogo forte, esistenziale con colui che lo Spirito Santo introduce nel nostro cuore perché, come dice Paolo, non sia più io che vivo, ma Cristo che vive “in” me, inabitazione.

Questo restituisce alla nostra consapevolezza teologica e antropologica un'idea a mio avviso molto più bella della nostra situazione personale, che è tanto fallace quanto si arrocca su di sé e quanto più dinamicamente è generosa, intuitiva, accogliente nella misura in cui si scopre chiamata ad essere spazio aperto alla visita, niente di meno che di Dio, fratelli e sorelle!

Queste sono cose che magari troppe volte noi preti non vi diciamo, perché diamo per scontato che, o vi interessino poco, o le sentiate così remote dal piano concreto del quotidiano.... certo, io non sto dicendo che questi argomenti devono diventare la conversazione della vostra cena o del vostro pranzo, ma al cuore di ciascuno di voi io, se non dico che questo vostro cuore può diventare la dimora della presenza di Cristo, ma dimora per davvero fratelli e sorelle, perché lo Spirito Santo non è un mio soffio, è davvero la terza persona del mistero di Dio che è davvero esso stesso slabbrato in tre persone di una sola identica sostanza divina, ma tre persone, per permettere davvero di aprirsi a ventaglio e includere in questo soffio le nostre vite.

Ieri alla Messa a La Spezia della beatificazione di Itala Mela è stato soprattutto detto che Itala Mela è una campionessa di santità laicale, certo bellissimo questo, ve lo sto dicendo, non sentitevi cristiani di serie B perché non portate una tonaca o un velo, però io devo dire che le ragioni della possibilità della santità, anche nel mondo, è proprio il fatto che non solo la nostra storia è l'esito del desiderio del Padre -lo avete ascoltato in Giovanni- di mandare il Figlio in mezzo a noi ma perché, attraverso di Lui, questa nostra storia ritorni al Padre. Capite la dinamica?
Ma questo è vero anche nell'intimità del nostro cuore, e di questo ne dobbiamo essere profondamente avvertiti, ecco perché nel corso della storia a un dato momento lo Spirito Santo ha svegliato alcuni uomini e donne che spesso, va detto, la Chiesa istituzionale ha ritenuto dei pazzi, perché le loro espressioni erano tanto forti quanto estreme, era l'urgenza dello Spirito di ricordare l'essenziale di quello che comporta l'essere relazione con Dio.

Voi avete ascoltato cosa dice mirabilmente Itala Mela “quando vivremo completamente -dice Itala- questo programma ci sarà nella nostra anima un incendio immenso e noi ci consumeremo nella sete della sua gloria e d'altro canto non ci sarà più in noi che un amore divorante per tutte le anime”.

Questo esito, l'incendio, che appartiene al lessico della grande mistica, è davvero quel di più che tante volte noi fatichiamo a riconoscere come potenzialità nel cuore di chiunque fratelli e sorelle, Itala Mela era una donna normalissima, una insegnante...

Allora ecco, questo ve lo dico con passione e con trasporto, perché non sentiate i grandi misteri trinitari come una passione intellettuale di qualche teologo, o una sorta di struttura con cui poter immaginare qualche volta il mistero di Dio, ma sentire il vostro cuore potenzialmente chiamato a fare di se stesso l'abitazione di questo mistero che, essendo amore, essendo dialogo, essendo relazione ci invita a esserne pienamente partecipi, lo avete ascoltato, Paolo così saluta i suoi, vi saluto con un bacio, tutti i santi vi salutano, ma l'esito di questo bacio è di nuovo l'intuizione che esso, il bacio, veicola il mistero trinitario, “la grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi”.

Ecco allora, fratelli e sorelle si accenda il nostro cuore di un incendio mirabile, risvegliato dalla potenza effettiva ed oggettiva dello Spirito Santo al quale esponiamo davvero le nostro vite.

Quando facciamo l'Eucaristia noi portiamo nel cuore la primizia degli effetti dello Spirito Santo nel cuore stesso della Chiesa e ancora, scopriamo che tutta la nostra vita è orientata a questa gloria che niente e nessuno può toglierci, ed è eterna questa gloria, è il senso dell'infinito di cui è assetato il nostro cuore e ancora però, questo incendio, essendo lo stesso incendio dell'amore con cui il Padre invia il Figlio, perché diversamente dall'uomo prometeo che se lo vuole tenere per sé quel fuoco, è l'amore che deve salvare l'umanità intera, anche noi, accendiamo l'oscurità di chi è nell'angoscia e nella disperazione, facciamoci davvero ciascuno di noi cometa di senso e di speranza nelle mille e mille traiettorie di una storia che la Trinità vuole introdurre nell'eternità di una passione inestinguibile e di una luce che gradualmente ci introdurrà alla verità tutta intera. Amen

 

Trascrizione a cura di Grazia Collini

 

Nella foto un ritratto di Itala Mela (1904-1957), oblata benedettina secolare, beatificata a La Spezia il 10 giugno 2017