Nel ritmo di tanti rintocchi: la nostra giornata

C’è un architettura invisibile a San Miniato al Monte, accanto a quella fatta di pietre, di archi e di marmi. È l’architettura del tempo a cui il suono perentorio e vibrante delle campane dà ogni giorno forma e ritmo perché lo scorrere armonico delle ore ci manifesti l’unico signore del tempo, Cristo Gesù, il cui volto di bellezza deve brillare anche nei minimi frammenti dei nostri minuti. San Benedetto ci esorta ad obbedire ai rintocchi della campane per associare le nostre salmodie al canto incessante che il Figlio innalza al Padre nello Spirito Santo e per scoprirci strumenti obbedienti nelle mani di quel Dio che, al principio della creazione, ha affidato la terra alla nostra laboriosa custodia.
A San Miniato la giornata inizia alle ore 4.30 con un risveglio che interrompe il sonno per consegnare al Signore le nostre prime energie nelle vigilie, prolungate salmodie che propiziano nel grembo dei nostri cuori in ascolto il parto ancora notturno della parola di Dio, quest’ultima meditata anche col commento degli antichi Padri.
Alle ore 6.30, salutando i primi raggi del sole, celebriamo la vittoria pasquale di Cristo sulle tenebre della morte e del peccato, mentre alle 7, alle 9, alle 12.30 e alle 14 il quadruplice canto di prima, terza, sesta e nona risveglia nella memoria il ricordo di altrettanti avvenimenti della vita di Cristo e della prima epopea della sua Chiesa.
Alle ore 18.30 il tramonto del sole ci invita col canto del vespro a ricordare i benefici ricevuti nella giornata che volge al termine, a domandare benedizione per le membra doloranti della Chiesa e per l’intera famiglia umana e a supplicare che la consolante presenza di Dio resti con noi nella sera che scende. Fino a quel momento la comunità ha già impiegato non poche ore della giornata nella lectio divina, orante lettura delle Sante Scritture, e nel lavoro necessario per sostenere la nostra vita, promuoverne la dignità e custodire responsabilmente quanto ci è stato consegnato dalla Provvidenza.
Alla refezione del giorno segue un vivace momento di ricreazione, tempo assai propizio per corroborare i legami fraterni, e a quella della sera il canto di compieta che, dopo la lettura spirituale, è l’ultima azione corale della comunità: orante e confidente immersione delle nostre vite nell’oscurità della notte, tacito e provvisorio sepolcro destinato ad esser presto squarciato dall’alba pasquale del Risorto. Alimenta ogni giorno questa nostra ferma speranza la celebrazione eucaristica, memoriale efficace dell’amore salvifico dischiuso nel tempo dal petto trafitto del Crocifisso.
La comunità monastica e i fedeli che vi partecipano da chicchi di grano dispersi diventano, con la forza dello Spirito Santo, unico pane e unico corpo in Cristo e con Cristo offerta viva gradita al Padre, segno e strumento, nella Chiesa e nel mondo, della sua pace. E infine, ascoltando l’umile magistero di amore proposto dal corpo spezzato e dal sangue versato, assaporano la sorgente del nostro domani perché vi riconoscono la profezia verace del futuro banchetto celeste.